Bocconcini di pollo

La festa della matricola vissuta dai protagonisti 

Non pensereste mai a dei collegiali, a del merito in tutto quel caos. Non pensereste di certo, ve lo assicuro, allo IUSS dentro il refettorio. Mai. Non importa da quale regione sperduta dell'Italia vieni, non importa cosa studi, o almeno, non più: ci sono i bocconcini di pollo.

Ma cosa succedeva in collegio mentre il Tommy e Lo Ste' friggevano quei dispensatori di obesità concentrata?

 Due settimane: due settimane di un'aria nuova, satura ancora delle nozioni dei test, densa ancora di vincoli e di barriere. Gente che per la prima volta indossa un vestito: matricole fuori luogo in papillon e cravatta. Tirannosaure in nero o bianco, profumo di doccia appena fatta. Quel profumo difficilmente riscontrabile giornalmente, di certo non il profumo dei caffè.

 La sala affreschi. Nei primi posti le matricole, dietro il resto dei collegiali, che ansiosi non aspettano altro che concludere la cerimonia. Ad uno ad uno vengono consegnati gli attestati, non si riconosce niente di più molesto dei fotografi, appostati come avvoltoi sulla destra, intrappolano il tuo sguardo in tensione, il tremore delle mani, o piuttosto il foglio che cade a terra e il nervosismo che avvolge tutto. E spesso l'equilibrista, chiamato a gran voce dal rettore, rimette a posto il piede con la mano del pubblico, che applaude e mostra già le proprie preferenze. Finisce, finalmente.

E' il momento delle foto. Sappiamo chi è a messa, ma manca qualcun altro, non importa: procediamo. Ogni collegiale ha scelto un padre di collegio: è un processo per alcuni spontaneo, per altri laborioso; e, meraviglia, se due matricole scelgono lo stesso padre, beh, diventano fratelli. Ed è come nella realtà: il fratello non lo scegli, ti capita. Ti capita, lo accetti e irrimediabilmente diventa una parte di te. E così il padre, lo zio, il nonno! Il cugino, il prozio e il bisnonno. Tutti insieme compongono un albero genealogico che pianta le proprie radici nel loggiato, sfondando il tetto dell'Iperuranio,  

 Rinnovati da una piccola spilla sul colletto della giacca, le matricole muovono il primo passo da componenti effettivi del collegio e ... aspettano. Aspettano perchè in refettorio ci entrano prima i sest'anni, impotenti di fronte agli infiniti bolli del Desi, poi i quintanni, succubi della furia degli appena tramortiti anziani. E così i quartanni, i terz'anni e, sì, finalmente i second'anni. Di quante fantasie si nutrono le matricole sui propri fagioli? Non fraintendete, son fantasie di ginocchia logore e muscoli contratti. Purtroppo dura poco: è infatti il nostro momento. Entriamo. Nessuno ha il coraggio d'esser il primo della fila. In un batter d'occhio siamo tutti al cospetto delle tavolate imbandite del refettorio, e cominciamo a piegare le ginocchia seguendo l'angelico canto dei più anziani, un hoop-hoop-hoop impastato di tramezzini e pizzette farcite.

 Quello che succede durante la cena è corrotto di dimenticanze ed ebbrezza. Pochi ricordano il risotto allo speck. Io sì, soltanto perchè ho per conto mio le Transaminasi già troppo alte. Si ricordano i calici, i bicchieri, le bottiglie levate al cielo, ambasciatori di cori e urla furibonde: - E per il nostro Almo Borromeo! -

 Urlan tutti, uniti in abbracci dal vino, e dal cibo: sì, da meravigliosi bocconcini di pollo.

 

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Tags: alunni, collegio, festadellamatricola

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